IconaBio, coniugare bio e fashion

IconaBio, coniugare bio e fashion

Dall’ esperienza di Edouard Obringer, fondatore del brand di calzature eco-sostenibile IconaBio, ecco cosa ha riferito il leader del neo-brand

Da quali considerazioni è nata l’idea di lanciare un nuovo prodotto puntando fin da subito sull’ ecologico?

Il mercato è sempre alla ricerca di cose nuove e di progetti che hanno alla base progetti innovativi. In questo momento il mondo del bio e della sostenibilità è un trend molto apprezzato e ricercato, sia nei canali distributivi specializzati in calzature, sia in quelli di abbigliamento. Guardandomi attorno nel panorama dei prodotti di moda, mi sono accorto che gli unici marchi veramente attenti alla sostenibilità, avevano un posizionamento di mercato medio-basso e un immagine poco accattivante. La mia idea si è basata proprio sul concetto di creare invece un marchio molto attento all’ ecologia e al rispetto delle persone e dell’ambiente, ma con un’immagine molto fashion, adatta a un posizionamento di mercato medio-alto.

C’è un elemento distintivo che caratterizza tutti i modelli di calzature?

I materiali che scegliamo sono tutti di qualità elevata, molto naturali e confortevoli. Prima tra tutti il sughero, un materiale utilizzato nei sottopiedi e nelle fodere di tutti i modelli per tenere i piedi freschi e comodi e a contatto con la natura, che è diventato l’elemento distintivo del nostro brand.

Su quale modello di business si è basato per lanciare questo nuovo progetto?

Il modello di business che ho adottato si basa sulla costruzione di un marchio, di cui sono proprietario, da gestire attraverso una rete di licenziatari interessati a un nuovo progetto creativo e commerciale. Sono partito con due licenziatari che si occupano della produzione e distribuzione delle calzature.

Le calzature IconaBio vengono realizzate interamente in Italia. Ci vuol spiegare i motivi di questa scelta?

Come prima cosa, il concetto di sostenibilità richiede sicuramente una tracciabilità di tutto il processo produttivo, come pure la necessità di produrre e approvvigionarsi in loco, per ridurre al minimo i trasporti e la conseguente emissione di anidride carbonica. E poi abbiamo scelto di produrre in Italia perché, per certe tipologie di prodotti come i nostri, è sicuramente il luogo più adatto.

Oltre al sughero quali altri materiali utilizzate?

Cerchiamo di utilizzare materiali il più possibile rispettosi dell’ambiente, tra cui per esempio alcune vaschette come pure altri pellami sempre conciati al vegetale. I tessuti utilizzati nella collezione invernale spaziano tra quelli a nido d’ape, la lana bouclè, il feltro, materiale naturale idrorepellente per eccellenza quindi perfetto per la stagione umida e fredda.

E quali impegni avete assunto dal punto di vista di bilancio ecologico dei prodotti?

Il nostro obiettivo è quello di fare della vera sostenibilità e quindi un bilancio ecologico dei nostri prodotti dovrà essere fatto regolarmente. Durante il suo percorso, IconaBio cercherà di migliorare sempre, adottando materiali e lavorazioni eco-sostenibili e innovativi e quantificherà, giorno dopo giorno, la sua impronta ecologica e la tracciabilità delle sue filiere produttive, con l’obiettivo di partecipare la benessere della collettività. L’impegno che ho preso è quello che, dopo il primo anno di attività, ogni anno andrò a produrre un documento, il Living Company Report per spiegare tutte le iniziative intraprese dal marchio e rispettare per il suo intendo ecologico e l’attenzione verso i lavoratori e l’ambiente. La sostenibilità è però un work in progress: non si può infatti diventare green da un giorno all’ altro, soprattutto con una filiera molto complicata come quella della calzatura.

Fonte: Tecnica Calzaturiera settembre 2016 – Maria Pia Longo

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